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Pasta con acciughe finocchietto e uvetta

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In realtà questa voleva essere una pasta con le sarde ma non le ho trovate così ho preso le acciughe.

Una pasta dal sapore, profumo, colore di Sicilia. Ci son stata tanti anni fa, era il 2003 e me ne innamorai subito.

Un altro mondo rispetto a Milano, per tutto, per l’atmosfera, l’aria, i colori, i ritmi, il costo della vita.

Nei miei ricordi tutto è molto bello, il mare, limpido, pulito, calmo, spiagge con poca gente, una cosa che amo poco del mare (e infatti vado in montagna molto spesso) è la spiaggia affollata, tutti appiccicati, sentire tutto quello che dicono gli altri, non godere mai del silenzio, in Sicilia ricordo giorni in cui c’eravamo noi e le persone più vicine a 40 m.

Ricordo i paesini dove gli anziani sedevano in strada sulle sedie a chiacchierare e giocare a carte e le signore vestite di nero con il velo per coprire il volto; la spesa, con 20 euro tre sacchetti colmi, a Milano dieci anni fa era impensabile come oggi; un gin lemon a 2,5 euro, quando mi dissero il prezzo sbiancai pensando ai 7 euro di allora a Milano.

La bellezza della natura, mare, chilometri di mare poi all’improvviso ti ritrovi in collina fra stradine, sentieri, tanto verde, quei colori intensi che solo l’estate regala con l’intensità del sole; ricordo Cefalù e il suo duomo, le sue stradine, una cena di pesce fantastica, con tremila portate di pesce freschissimo a un costo ridicolo.

Colazioni con la brioche farcita, in spiaggia il baretto con gli arancini che mangiavamo per merenda pronti a tuffarci un istante dopo, a cena dalla zia del mio amico che ci ospitava una vera goduria, pasta alla norma, sarde al beccafico, una crema di cipolle con arrosto che ancora ne sento il profumo, e non parliamo di tutti quei dolcetti alle mandorle divini.

Anche se non ci son le sarde ma le acciughe, questa pasta profuma di Sicilia con tanto finocchietto, le uvette e i pinoli, il pesce fresco.

Spero di tornarci prima o poi.

Preciso che esistono vari tipi di pasta con le sarde/acciughe, ho guardato almeno 20 siti, c’è chi mette il pangrattato chi no, chi aggiunge un po’ di passata di pomodoro chi no, chi la passa in forno chi la fa semplicemente saltare in padella, quale sia la ricetta originale non saprei, chi la conosce non esiti a dirmelo.

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Ingredienti:

per due persone

180 gr di bucatini

200 gr di finocchietto

200 gr di acciughe

1 bustina di zafferano

40 gr di uvetta

40 gr di pinoli

1 cipolla piccola

olio evo

sale

pepe

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1 Spuntate il finocchietto eliminando i gambi, lavatelo e mettetelo a cuocere per dieci minuti in acqua bollente, scolate e conservate l’acqua di cottura per cuocere la pasta (se necessario aggiungete un po’ d’acqua).

2 Pulite le acciughe, con un coltello tagliate la testa poi incidete delicatamente l’acciuga sul lato lungo, togliete le interiora e sfilate la lisca, vi si aprirà a libro.

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3 Ammollate l’uvetta in un po’ d’acqua, affettate la cipolla abbastanza finemente.

4 Prendete un’ampia padella versatevi dell’olio, due tre cucchiai, fate soffriggere la cipolla a fuoco vivo, nel mentre stemperate lo zafferano in un bicchiere d’acqua, unite al composto insieme alle uvette e i pinoli, regolate di sale, cuocete per 7-8 minuti.

5 Unite le acciughe e il finocchietto, cuocete per 3-4 minuti, nel mentre appena l’acqua bolle buttate i bucatini.

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6 Scolate i bucatini, versateli nel condimento della pasta, fate saltare e amalgamare per un paio di minuti spolverando di pepe, servite subito.

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verdure

Pakora di verdure

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Chi è stato in India sa bene di cosa sto parlando, sicuramente ne ha mangiate tante e spesso perchè son ottime e sempre diverse, cambiano le verdure, le spezie, le erbe, sono delle frittelle, delle polpette di verdure, non so quale sia il termine corretto. Un piatto tipico, molto comune, impossibile andare in India e non mangiarle!

L’India è un paese splendido, unico, ricco di contraddizioni, colorato, profumato, caotico, rumoroso, indimenticabile.

Per anni pensando a un viaggio da intraprendere  l’India non era mai rientrata  nei miei pensieri, sicuramente suggestionata dalle immagine televisive di tanti poveri, miseria, fame, poi nel luglio del 2006 per il mio compleanno mi regalarono Shantaram un romanzo non sull’India ma ambientato in India, una storia con intrighi, amore, vicende famigliari, un po’ di thriller.

Ogni pagina pensavo -devo andarci-, proseguendo nel libro ne ero sempre più convinta, detto fatto! Agosto 2007 l’ho trascorso in India, un paese sicuramente duro, con tanta miseria, povertà, spesso la sera tornando in albergo vedevi persone dormire in strada, sdraiati sullo stesso terriccio dove era passata una mucca, un camion, lo scolo di una fogna.

Un paese molto rumoroso, caotico, girare in macchina per le strade di New Delhi è un’avventura, la strada è di tutti, ti trovi in coda a un semaforo fra il pullman, la mucca (animale sacro non si tocca, non si sposta), una bicicletta, un suv e un carretto pieno all’inverosimile.

Il Gange, il fiume sacro, è un crocevia di tutto ma proprio tutto, ho assistito (per caso) a un funerale dove una barca ha trasportato lontano da riva un corpo fasciato in un lenzuolo per poi abbandonarlo alla corrente, la stessa acqua dove lavano i vestiti, bevono gli animali, si lavano corpo e capelli gli indiani, un acqua marrone intenso, tu ne stai lontano per loro è tutto.

Un paese con una forte spiritualità, moltissimi templi, cerimonie religiose con simboli, fiori, preghiere; un paese dai colori forti intensi, a cominciare dai sari delle donne, il loro vestito tipico, splendido, di colori accesi, brillanti, con molteplici sfumature; un paese dove si mangia benissimo, molto vario, verdure, carne, pesce, legumi, pane, zuppe, spezie declinate in ogni modo.

Potrei continuare ore a parlarvi dell’India, mi limito a dirvi andateci, per chi ha pregiudizi, paura, teme un confronto troppo forte con una realtà tostissima, con la povertà, lo sporco, andate comunque, tutti questi elementi ci sono ma se da lontano sembrano un ostacolo quando sarete lì li affronterete scoprendovi più forti di quel che credevate, li supererete godendovi quanto di bello questo immenso paese puo’ regalarvi.

Se volete andarci torno con voi….magari!

 

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Ingredienti:

per circa 15 pakora

165 gr di farina di ceci

1 cucchiaino raso di curcuma

1/2 cucchiaino di peperoncino

1 cucchiaino di garam masala

1 patata piccola

60 gr di cavolfiore

50 gr di piselli

1 cipolla piccola

2 cucchiai di foglie di coriandolo fresche tritate

2 cucchiai di basilico fresco tritato

2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato

1 spicchio d’aglio

olio per friggere

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1 Preparate la pastella setacciando la farina di ceci con la curcuma, il peperoncino, il garam masala, salate e aggiungete 150 ml circa di acqua, dovrete ottenere una pastella abbastanza densa. Coprite e fate riposare una mezzora.

2 Preparate le verdure, lessate il cavolfiore e i piselli nel mentre tagliate finemente la cipolla e la patata.

3 Unite le verdure tutte insieme, aggiungete l’aglio tritato, il prezzemolo, il coriandolo e il basilico, mescolate.

4 Unite le verdure alla pastella mescolando, intanto scaldate l’olio per friggere in una capiente padella antiaderente.

5 Friggete le vostre pakora per almeno 5 minuti girandole di tanto in tanto, dovranno risultate belle dorate.

NOTE: è normale che la forma sia irregolare, se non trovate il coriandolo fresco potete non metterlo, potete omettere l’aglio se temete che si senta troppa, anche se vi assicuro che nell’insieme non lo sentirete, se non avete il garam masala potete creare il vostro mix di spezie da soli, curcuma, paprika, pepe, cumino.

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Lievitati

Ciambella di noci e erba cipollina

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Una ciambella molto ricca,  saporita e molto profumata, l’erba cipollina ha un profumo invasivo, prevaricante, buona come pane, per merenda, in un pic nic, come spezzafame a metà mattina/pomeriggio, insomma buona sempre ma la prossima volta l’alleggerisco, latte, uovo, burro, parmigiano, semplifichiamo.

La ciambella mette sempre allegria che sia dolce o salata, sarà la forma accogliente, il cerchio evoca continuità, unione, stabilità, sarà che ricorda i dolci della nonna, le preparazioni semplici profumate perfette per ogni momento della giornata, comode da portare a scuola, in ufficio, in viaggio, conservate bene durano parecchi giorni.

La ciambella che è buona con tutto, salumi, formaggi, uova, pesce, carne, frutta secca, spezie, cioccolato, yogurt, con quel buco al centro accogliente per colate di cioccolato o farcitura di verdure, anche vuoto ha il suo perchè, la sua bellezza.

Inizio la settimana con un’ode alla ciambella per non guardare il grigiore fuori dalla finestra, l’inizio della settimana, la nottata che non è stata delle migliori, mi auto carico per affrontare la settimana.

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Ingredienti:

10 gr di lievito di birra

1 dl di acqua

500 gr di farina

1 cucchiaio di zucchero

2,5 dl di latte

1 uovo

80 gr di burro temperatura ambiente

80 gr di noci

100 gr di parmigiano

1 mazzo di erba cipollina

sale

 

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1 Fate sciogliere il lievito in una ciotola con l’acqua tiepida.

2 Su un piano da lavoro formate una fontana con la farina, al centro mettete il lievito, lo zucchero e un pizzico di sale, unite poco alla volta il latte impastando.

3 Unite l’uovo, il burro e il parmigiano, impastate fino a ottenere una pasta liscia omogenea ed elastica.

4 Unite le noci tritate grossolanamente e l’erba cipollina tagliata finemente, impastate, formate una palla coprite e fate lievitare per un’ora.

5 Imburrate uno stampo da ciambella o da plumcake, trasferite la pasta dandole la forma dello stampo, infornate in forno già caldo a 200 gradi per 40 minuti. Sfornate.

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Primi

Cous cous ceci e pesto di rosmarino

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La parola cous cous subito la collego alla parola Africa, di pesce, di carne o verdure.

Eppure in Africa non ne ho visto l’ombra, probabilmente è un pensiero che viaggia nella mia mente da sempre, da quando a vent’anni andavi a mangiare nel ristorante africano e il cous cous non mancava mai, da allora mi è rimasta quell’idea.

Son stata in Senegal, Mauritania, Gambia, Algeria e Marocco e il cous cous non c’era mai, ne’ quando andavi al ristorante e ti offrivano il menu, neppure quando mangiavi nei villaggi un po’ alla buona in qualche mercato o baracchino con cibo da strada.

Forse è stato un caso, son stata sfortunata o son capitata in zone dove non è uso mangiarlo spesso, non lo so, fatto sta che in Africa non l’ho mai mangiato, qui a Milano l’ho gustato preparato da donne marocchine a casa loro.

Ho mangiato sempre il pollo, cucinato in svariati modi, la platessa che in Senegal è il pesce clou, hanno milioni di orate ma le esportano, verdure preparate in vari modi, zuppe, il pane buonissimo cotto in un modo particolare, riso, agnello ma niente cous cous.

Mi piace molto come apprezzo molto tutti gli alimenti/piatti versatili, il cous cous è buono con pesce, carne, verdure, come insalata con legumi, formaggio, con le uova, anche in versione dolce, essendo un sapore abbastanza neutro lo si può condire con salse, erbe, spezie. Piatto povero, economico, se poi non lo preparate secondo le usanze, facendolo sgranare, passandolo al setaccio ma usate quello che si cuoce in cinque minuti è anche un grande alleato per chi non ha tempo.

Il mio preferito rimane freddo in insalata con ceci, uova soda, pomodori, magari un po’ pesto.

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Ingredienti:

per due tortini

200 gr di cous cous

100 gr di ceci

per il pesto di rosmarino

3 cucchiai di rosmarino fresco

1 scalogno

30 gr di nocciole

3 pomodori secchi

olio q.b.

sale

 

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1 Preparate il pesto tritando molto finemente il rosmarino, mettetelo nel mixer o mini pimer con lo scalogno affettato grossolanamente, i pomodori secchi, le nocciole e l’olio, aggiungete olio fino a quando non troverete la consistenza che preferite, regolate di sale.

2 Preparate il cous cous come da istruzioni sulla confezione, lasciatelo raffreddare poi prendete i piatti su cui volete portarlo in tavola, posizionate al centro un coppapasta, con una mano tenete fermo il coppapasta con l’altra riempitelo di cous cous fino all’orlo, livellate la superficie, riponete in frigorifero.

3 Cuocete i ceci prima ammollati o usate quelli in scatola lavati. Estraete il piatto dal frigo, delicatamente togliete il coppapasta, aggiungete i ceci e il pesto.

NOTE, le dosi del pesto e dei ceci sono indicative, mettetene a piacere, il pesto potete modificarlo a piacimento togliendo o aggiungendo quantità di ingredienti, l’ho aggiunto con la tasca da pasticcere perchè mi piaceva creare dei ciuffi, potete unirlo con il cucchiaio o se liquido sopra e sui lati tipo salsa.

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colazioni salate

Waffle con salmone

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Colazione amore mio, oggi salata, ogni tanto fa bene cambiare abitudini, provare sapori diversi, senza contare che i waffle mi son sempre piaciuti, soprattutto sommersi di cioccolato e mangiati per strada, non in Italia ma in Olanda, Belgio, a Parigi.

Avendo la macchina per prepararli ci vuole veramente poco tempo per gustarli, la pastella si realizza in dieci minuti, un po’ di riposo in frigorifero e poi a tavola con salumi, formaggi, marmellate, composte, sciroppi o quello che preferite.

Anno nuovo, nuove sfide, quest’anno devo assolutamente provare a fare le meringhe, non ho mai tentato ma le ho sempre considerate ostiche, ammetto che non mi piacciono particolarmente, troppo dolci, due morsi e va bene così; altro progetto le brioche, sto studiando, i tempi, le temperature, la lievitazione, non vedo l’ora.

Poi i cannoli siciliani, anche questa ricetta è sotto osservazione, so che deciderò all’improvviso, un giorno mi alzerò e mi metterò al lavoro senza troppo pensarci, senza prepararmi giorni prima. Ci son altre ricette che vorrei provare, mi riferisco a preparazioni che vedo complicate, non  a ricette in generale perchè in questo caso ne ho milioni da sperimentare, ma al momento non le ricordo.

A ognuno le sue sfide, progetti, prove!

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Ingredienti:

circa 3 waffle

2 uova

250 ml di latte

1 bustina di lievito

100 gr di burro

170 gr di farina

sale

pepe

qualche fetta di salmone

aneto

50 gr di formaggio spalmabile

latte q.b.

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1 Sciogliete il burro. Separate i tuorli dagli albumi, montate i secondi a neve.

2 In una ciotola riunite la farina, il lievito, sale e pepe.

3 In un’altra ciotola il latte e i tuorli. Mescolate con una frusta, unite al composto secco e amalgamate.

4 Unite delicatamente gli albumi montati, mettete a riposare la pastella per almeno mezzora in frigorifero.

5 Preparate la crema al formaggio lavorando il formaggio spalmabile con il latte, trovate la consistenza che preferite, densa o liquida, unite le foglie di aneto lavate, asciugate e ridotte a pezzetti, mescolate.

6 Preparate  i waffle seguendo le istruzione della vostra piastra, serviteli caldi con la crema di formaggio e il salmone.

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Patate/ Pesce

Salmone con patate e crema all’aneto

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Un piatto di pesce per le feste perfetto! Light, cotto alla griglia con appena un filo d’olio, rapidissimo da preparare, in sostanza dovete solo tagliare le patate, economico, vero il salmone un pochino costa ma parliamo di una cifra abbordabile e contenuta rispetto ad altri pesci e il restante degli ingredienti ha costi irrisori.

Profumato, se conoscete l’aneto immaginate il profumo, le patate tagliate sottili son rapide da cuocere al contrario di quelle al forno che necessitano tempo, certo non son la stessa cosa ma vi assicuro che anche preparate così son ottime.

Se dovete grigliare in forno i tempi aumentano un pochino ma parliamo comunque di poco tempo trattandosi di pezzi piccoli.

Un piatto che profuma di nord Europa dove la crema di formaggio e aneto è un classico con il pesce, ricordo in Svezia enormi portate di aringhe con questa crema, sapori decisi che non a tutti piacciono e che dopo un po’ stancano, decidete voi se aggiungere altre creme o modificare questa, per esempio potreste togliere l’aglio che aggiunge carattere e non tutti lo digeriscono e apprezzano crudo, io lo adoro.

Il menù delle feste piano piano si sta componendo, ormai avrete in mente cosa preparare mancano dieci giorni e organizzarsi per tempo è fondamentale soprattutto per chi ha un esercito di amici e parenti da sfamare, per chi lavora fino all’ultimo minuto, per chi deve servire numerose portate e diciamolo anche per chi non è abilissimo ai fornelli.

Buona settimana.

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Ingredienti:

per due persone

due tranci di salmone

3-4 patate

olio d’oliva

60 gr di formaggio spalmabile

mezzo spicchio d’aglio

aneto

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1 Sbucciate, lavate e tagliate e fettine sottili le patate.

2 Grigliatele con un filo d’olio per una decina di minuti.

3 Grigliate il pesce per 7-8 minuti.

4 Preparate la crema mescolando insieme il formaggio (meglio se a temperatura ambiente, lo spicchio d’aglio tritato e l’aneto lavato, asciugato e ridotto a foglioline.

5 Componete il piatto come preferite accompagnando con la crema di aneto.

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Lievitati

Muffin con timo e formaggio

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Buon lunedì e buona settimana, nonostante abbia dormito abbastanza stento a svegliarmi e trovare energie per affrontare la giornata, urge un’altra tazza di te.

Il mio amore per i muffin è risaputo, soprattutto dolci, ma anche salati son ottimi e versatili, li prepari con tutto, oggi vi propongo una versione semplicissima che mi piace molto per il suo vissuto.

Intanto tutti i prodotti sono della mia amata Valle Camonica, dalla farina alle uova, dal formaggio al timo, ingredienti ottimi di cui conosco la provenienza e la freschezza; il timo l’ho raccolto quest’estate in un rifugio, una grande quantità data l’abbondanza presente, l’abbiamo messo a seccare diversi giorni poi l’abbiamo pulito, se pensate al timo del supermercato cancellate tutto, questo ha un profumo e un aspetto diverso, con dei bellissimi fiorellini violetti.

Il formaggio è tipico della Valle, si chiama Piccolo cuore della valle, e ha la forma di cuore proprio per richiamare l’immagine romantica dei pascoli verdi e rigogliosi dove pascolano le mucche, il nome vuole trasmettere il gusto della genuinità tipica dei prodotti di montagna.

Senza entrare nel dettaglio vi fornisco alcune informazioni su questo formaggio: prodotto con latte parzialmente scremato in centrifuga, pasta semicotta di spessore morbido, stagionatura 20-30 giorni, la salatura avviene in salamoia per un paio d’ore (queste informazioni sono prese dalla scheda tecnica offerta dal produttore Caseificio Cissva).

Un lunedì in città che profuma di montagna, di sole, di prati, di ricordi estivi dove di mucche felici che pascolavano ne ho viste centinaia e centinaia, il ricordo della raccolta del timo e del suo colore e profumo!

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Ingredienti:

per circa una decina di muffin (la quantità varia a seconda della grandezza dello stampino che utilizzate)

2 uova

150 ml di latte fresco

200 gr di farina

mezza bustina di lievito

100 gr di formaggio Piccolo cuore della Valle

1 cucchiaio abbondante di timo

sale

Uova, farina, timo, latte e formaggio provengono direttamente dalla Valle Camonica

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1 Sbattete le uova con il latte in una ciotola.

2 Setacciate la farina con il lievito.

3 Tagliate il formaggio a piccoli pezzi.

4 Unite la farina al composto liquido, amalgamate, aggiungete il formaggio e il timo, regolate di sale.

5 Scaldate il forno a 180 gradi, nel mentre prendete gli stampini da muffin e riempiteli per trequarti della loro capacità con il composto. Infornate per 25 minuti.

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Primi

Gnocchi all’aglio orsino

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L’aglio orsino! Era da tanto che volevo utilizzarlo in cucina curiosa di sentirne il sapore che ricorda solo vagamente quello dell’aglio che tutti conosciamo e utilizziamo cotto o crudo.

Per chi non lo conoscesse si tratta di una pianta officinale selvatica che cresce facilmente ne boschi e in zone umide (ruscelli, prati, laghetti), la fioritura avviene fra aprile e maggio dopo l’inverno, si dice che il nome derivi proprio dagli orsi che dopo il lungo periodo di letargo invernale si nutrono di questa pianta voracemente (fonte internet).

Sono note le proprietà officinali dell’aglio orsino, ha valore di disinfettante, lenitivo, antibiotico, diminuisce la percentuale di colesterolo cattivo, è ricco di vitamine, purifica il sangue, se volete maggiori informazioni numerosi siti o erboristerie serie sono in grado di fornirvi racconti e dettagli più precisi.

In cucina lo si può utilizzare in svariati modi, non so perchè ma ho sempre e solo pensato agli gnocchi quando ne ho ricevuto in regalo un sacchettino ma è ottimo nelle zuppe, nei sughi, con la carne e il pesce, insieme alle uova e ovviamente come infuso, tisana.

Descriverne il sapore è difficile, sicuramente pungente e da utilizzare con parsimonia, meglio non abusarne, vi consiglio di provare e non essere prevenuti associandolo all’aglio, parliamo di un altro sapore.

E’ spuntato il sole, per fortuna aggiungo dato che l’umore non è altissimo e le energie stentano a farsi vive, un sole pallido pallido, confido in una tazza di te per riprendermi e animare questa giornata!

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Ingredienti:

550 gr di patate da gnocchi

110 gr di farina

1 cucchiaio abbondante di aglio orsino essicato

sale

60 gr di burro

parmigiano grattugiato

 

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1 Lessate le patate, fatele intiepidire, sbucciatele e passatele nello schiacciapatate.

2 Disponete su un piano di lavoro le patate, la farina, l’aglio orsino e il sale, impastate insieme, dovrete formare una pasta omogenea in pochi minuti.

3 Preparate gli gnocchi, infarinate il piano da lavoro, staccate dei pezzetti di pasta (tipo due noci), datele la forma del cilindro di 1 cm circa, con un coltello tagliate il cilindro ogni 2 cm, proseguite nello stesso modo fino al termine della pasta.

4 Mettete a bollire l’acqua come per la pasta, intanto sciogliete il burro direttamente nei piatti o in una pirofila, quando l’acqua bolle, salatela e buttate gli gnocchi, lasciate cuocere qualche minuto, scolateli con un mestolo forato quando salgono a galla, conditeli e servite subito spolverando di parmigiano (quantità a piacere, potete usare anche un altro formaggio o un sugo).

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colazioni salate

Crepes al timo con uova a pancetta

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Dopo tanto tempo ecco una colazione salata, ottime ma onestamente si contano sulle dita di una mano (e avanzano…) le volte in cui in un anno ci si gusta una colazione con uova, pancetta, pancake salati, formaggi ecc….siamo abituati diversamente, spesso siamo di corsa, più semplice mangiare biscotti o una fetta di pane tostato che mettersi a cucinare.

Mentre all’estero la maggior parte di noi si diletta in colazioni che a casa raramente se non addirittura mai si preparerebbe e forse non gradirebbe neanche a casa altrui, penso al Belgio, l’Olanda, in Germania, Slovenia, Slovacchia, Ungheria ecc….colazioni simili a pranzi, con il caviale e i blinis a Berlino, con decine di qualità diverse di formaggi a Bruxelles, con crepes di tutte le grandezze, varietà di farine, aromi, erbe, ecc…a Praga, potrei continuare a lungo.

In questo periodo in cui tanti di noi di tempo ne hanno concediamoci una colazione diversa, profumata di timo e pancetta che sfrigola, con la bellezza dell’uovo al tegamino che secondo me preparato così è proprio bello, con la crepes morbida con cui gustarsi il rosso d’uovo nel momento in cui si rompe!

Buona giornata!

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Ingredienti:

per circa 5 crepes (la quantità varia a seconda dello spessore delle crepes)

175 ml di latte

150 gr di farina 00 bio

1 cucchiaino di lievito

1 uovo + 2 uova al tegamino

sale

burro (per ungere la padella)

timo rametti freschi, quantità a piacere

3-4 fette di pancetta

 

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1 Lavate il timo delicatamente e lasciatelo asciugare, intanto setacciate la farina con il lievito, sbattete l’uovo e unitelo alla farina, iniziate a lavorare l’impasto, nel mentre aggiungete a filo il latte, dovrete ottenere una pastella non troppo liquida, aggiungete il timo mescolate.

2 Scaldate una padella antiaderente, ungetela con del burro, versate trequarti di mestolo e fate in modo che si distribuisca in modo uniforme nella padella facendola ruotare, cuocete per qualche minuto fino a che non compariranno delle bollicine in superficie e aiutandovi con una spatola vedrete che i bordi si staccano senza fatica, giratela e fatela cuocere per un altro minuto, dovrà risultare dorata, proseguite fino al termine della pastella.

3 Scaldate una padella antiaderente, distribuite vicine le fette di pancetta, lasciatele cuocere circa un minuto poi sbattete l’uovo sopra le fette, lasciatelo cuocere per 3-4 minuti, trasferite subito in un piatto facendo attenzione a non rompere il rosso d’uovo, servite con le crepes.

 

DOLCI

Biscotti alla lavanda e cioccolato bianco

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Fino a qualche anno fa nella mia stoltaggine o chiamatela pure ignoranza non sapevo che la lavanda si potesse utilizzare in cucina. Ho visto e amato i campi di lavanda in Provenza, uno spettacolo unico, bellissimo, queste infinite distese di piante violacee, profumate che corrono per km e km, ho visto delle piante nei giardini, in qualche parco (dove veniva palesemente rubata), ho visto per anni le mie zie ricamare sacchettini inserirci la lavanda e riporli negli armadi o nei cassetti per profumarli.

Ma che si mangiasse non ne avevo idea e onestamente non ricordo come, dove, quando lo scoprii ma so che da allora la utilizzo spesso, nei dolci, nei biscotti, in una crema al cioccolato bianco e lavanda che è divina. Eccovi allora dei semplicissimi biscotti, “qualcosa” di analogo l’ho visto sulla rivista di Jamie Oliver ma onestamente il procedimento era troppo complicato e lungo, difficile che riesca a seguire una ricetta, qualcosa di mio non manca mai e non per presunzione, perchè credo di essere più brava, fantasiosa o altro ma perchè spesso trovo tanti passaggi una lungaggine, non indispensabili o spesso non ho gli ingredienti richiesti quindi mi arrangio (non sempre con risultati fantastici).

E’ un mese che sono in montagna, un mese di tempo splendido, giornate di sole limpido, caldo, intenso, i prati infatti hanno l’erba secca secca, nei ruscelli manca l’acqua, i laghetti vedi il fondo, abbronzatura come se piovesse ma il tempo sta cambiando o meglio in questi giorni è peggiorato.

Mentre vi scrivo il sole che mezzora fa c’era è scomparso, le nuvole avanzano inesorabili e è l’aria fredda, so per certo che più tardi pioverà, come ieri, l’altro ieri ecc….dopo tante ore all’aperto che si fa? Suscitando l’invidia e la rabbia di qualcuno, se oggi pomeriggio piove prevedo una bella tazza di te, i miei biscottini, un film, caminetto, copertina, divano, la felicita!

Buon week end e buone vacanze ai tanti che di voi stanno partendo!

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Ingredienti:

per una quindicina di biscotti

100 gr di burro morbido

50 gr di zucchero di canna

1 cucchiaio di lavanda + per decorare

150 gr di farina oo bio

100 gr di cioccolato bianco

 

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1 Preparate i biscotti lavorando il burro con lo zucchero, ottenuto un composto chiaro e spumoso unite la farina e la lavanda, amalgamate, formate una palla, coprite e fate riposare in frigorifero per circa 1.30 h.

2 Accendete il forno a 180 gr, formate delle palline (più o meno grandi come una noce), distribuitele su una teglia coperta di carta forno distanziandole fra loro, cuocete per circa 20 minuti, togliete dal forno e lasciate raffreddare.

3 Fondete a bagnomaria il cioccolato, prendete un biscotto alla volta  intingetelo nel cioccolato per metà, lasciatelo qualche istante nel cioccolato in modo che aderisca bene, mettete i biscotti ricoperti su un piatto con sotto un foglio di carta forno, decorate con lavanda (facoltativo e quantità a piacere), mettete in frigorifero per almeno mezzora in modo che il cioccolato si rapprenda.

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CONSIGLIA Ricette disegnate: Castagnaccio